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Nuova Ford C-Max

Se a San Valentino Ford aveva fatto parlare di sé con una campagna social che ha scatenato tutti i più grandi nomi dell'automobilismo internazionale, questa volta la casa originaria del Michigan ha sedotto con il più classico dei mezzi pubblicitari: lo spot tv. Protagonista dello spot in questo caso è la nuova Ford C-Max che si riconferma la leader delle monovolume per le famiglie e, a conti fatti, dei bambini.

In un'accattivante color rosso ingentilito da un nuovo design, la Nuova Ford C-max viene presentata in uno spot di trenta secondi che irrimediabilmente rimane impresso sia per il concept che l'innovativa tecnologia della vettura. Partiamo però con ordine. Lo spot narra di un'agitata ricerca del regalo di compleanno da parte di un simpaticissimo cinquenne. Senza molte parole e con il trascinante motivetto jazz del libro della giungla I Wan’na Be Like You (The Monkey Song), il bambino prova a cercare il proprio regalo vicino alla vettura e in casa ma le ricerche sembrano vane. 

Prova ad aprire portiere chiuse ma nulla, cerca tra i pupazzi ma nulla finché arriva il colpo di genio. Semplice come un piedino che si alza davanti al sensore posteriore del bagagliaio, il piccino usa la tecnologia Hands Free Liftgate et voilà: lo attende il mega peluche a forma di scimmia. Il regalo allo spettatore, invece, è la faccia stupita del bambino.

Inutile dirlo che da consumatore la pubblicità arriva semplice e diretta con i giusti riferimenti emozionali esattamente come la scorsa campagna di San Valentino di Ford. Sembra quindi esserci una scelta stilistica di Ford che ritorna al semplice, al pulito e ad un mix di emozioni chiare che puntano ad un unico fine: lo stupore.  Niente grandi prestazioni su strade impossibili per stupire il consumatore ma la risoluzione pratica di una caccia al tesoro, o meglio alla tecnologia che fa tesoro del tempo e della comodità che i componenti di una famiglia cercano. Tutti. Compreso l'orsacchiotto. 

Insomma un enjoy meritato per questo divertente spot che non vi passerà certo inosservato sui canali tv e che scommetto vi porterà a giocare con l'optional Hands Free Liftgate della nuova Ford C-Max per appagare il vostro lato bambino. 

Per cui in attesa di sapere i vostri commenti vi lascio cogliere le più belle sfumature di questo spot nel video youtube


Buzzoole

#ImNoAngel di Cass Bird per Lane Bryant





Arrivata con la forza della viralità e la semplicità della bellezza la campagna pubblicitaria #ImNoAngel del marchio di lingerie plus size Lane Bryant porta sullo schermo un progetto fotografico e video decisamente interessante ridefinendo lo stereotipo della fotografia di moda.

Firmato dalla fotografa Cass Bird#ImNoAngel porta in scena l'altro lato della bellezza femminile: quella morbida e rotonda di un corpo perfetto ma non minuto a cui spesso la moda s'ispira. Guardiamo più da vicino le immagini di questa campagna che sta facendo il giro dei social network, del blogging e di tutto il mondo on e offline.

Il primo punto che appare evidente è la dichiarazione di "guerra" nei confronti dello stereotipo degli Angeli di Victoria's Secrets che per anni hanno lasciato senza parole gli uomini e intimidito le donne per la loro bellezza ultraterrena. Ultraterrena perché oggettivamente non si riescono a trovare altre modelle con un fisico e personalità così simile. Tanto che al tempo della "sostituzione" di Heidi Klum fu quasi impossibile trovare una degna erede e probabilmente ancora non c'è.

In #ImNoAngel la fotografa Cass Bird sfrutta la sua esperienza nel mondo della moda per creare scatti esattamente uguali a quelli in cui apparirebbero gli Angeli. La stessa sfrontatezza del famoso calendario Pirelli e l'uso del bianco e nero per mettere in risalto la purezza della bellezza. 

Proprio l'utilizzo sapiente del bianco e nero dona al progetto fotografico quella componente meno canzonatoria e lo rende a tutti gli effetti una provocazione contro il concetto di corpo etereo, perfetto e inarrivabile. Provocazione che finisce per essere un terreno comune di bellezza dove appaiono in primo piano più i sorrisi, la profondità dello sguardo e il generale senso di comfort che neanche i corpi "oversize". Il senso di comfort è poi la chiave che fa virare lo sguardo sulla collezione, la posa e l'esibizione del corpo non manipolata dall'esterno ma naturale e quasi in movimento.

Movimento che rimanda ad una piccola danza di allegria che piace alle donne e cattura lo sguardo maschile confondendolo con i più vecchi alleati di seduzione che una ragazza possa avere: pizzi, merletti, fantasie e fiocchetti al punto giusto. Il colpo vincente di #ImNoAngel che segna una doppia conquista: della libertà che piace alle donne e della sensualità che colpisce gli uomini. Il tutto ancor più spiegato dalla scelta dei pezzi della collezione: dal completo in tulle e ricamo allo spezzato tanto amato dalle donne pratiche e sempre di corsa.



A questa doppia vittoria si aggiunge la bravura e il carattere di sei professioniste del mondo moda curvy: Candice Huffine, Elly Mayday, Marquita Pring, Ashley Graham, Justine Legault e Victoria Lee. Sei ragazze che in #ImNoAngel ridefiniscono il concetto di sexy presentandosi nel loro brio caratteriale e in pose tipiche del mondo moda azzittendo chiunque voglia muovere una critica contro la campagna. 
Un'affronto giocato con le stesse armi della fotografia di moda e che riesce ad essere il giusto contesto per dare il là a tutte le donne del mondo a prendere in mano la situazione e dichiarare il loro stato con hashtag #ImNoAngel scritto con rossetto rosso sul vetro. 

Insomma un progetto fotografico che insegna come spesso il complesso di non poter arrivare a comunicare come fa la fotografia di moda classica è più uno stereotipo che si crea il singolo e non la realtà. #ImNoAngel è un invito a passare quel confine dettato dalla paura e lanciarsi nella prova. Prova che se va male è una bellissima fotografia da esibire a pochi intimi o da cui partire a migliorare. Se va bene, invece, è un vero e proprio invito al valorizzare il meglio di sé e mostrarlo con la sicurezza (confidence per rendere meglio il termine) di avere qualcosa di bello da mostrare. 

Che a vederla un po' più a distanza è esattamente la stessa tecnica che hanno usato gli Angeli di Victoria's Secrets prima di arrivare a calcare quel palco e essere i modelli irraggiungibili che oggi conosciamo.

Per cui non lasciate questo progetto in un angolo ma buttatevi, scopritelo e vivetelo con l'animo Reflexista per poter cogliere quell'invito a valorizzare il vostro talento e metterlo in mostra anche se non siete Angeli ma semplicemente #Enjoyers!;) 

Fonte foto: cassbird.com e lanebryant.com

Ford per San Valentino

L'amore è anche per i competitor! 

San Valentino è una delle feste più osteggiate di sempre e una di quelle in grado di tirare fuori degli slanci di creatività che effettivamente a volte lasciano senza parole. Dalle pubblicità romantiche di gioielli alle limited edition come le famose di Swatch fino agli auguri più sensazionali con dediche e musiche, i brand si vestono di bontà e dichiarano il proprio amore ai quattro venti. Quest'anno, però, tra le tante pubblicità a tema San Valentino si è fatta largo una campagna che ha decisamente spiazzato tutti: gli auguri di Ford Italia su Twitter.
















La famosa marca di auto ha deciso, infatti, di cogliere al volo l'idea di festeggiare l'amore in ogni sua forma e con grafiche esilaranti, un po' di real time marketing e tanta ironia, ha fatto gli auguri di San Valentino a tutti i suoi competitor via Twitter

Partendo da un'ironica vignetta in cui il simbolo Ford s'inginocchia al balcone dello stemma Alfa Romeo chiedendo appunto di essere per una notte il suo dolce compagno, l'intero gioco di immagini romantiche e dichiarazioni di amore impossibili è continuato con i grandi nomi del settore come Fiat, Opel, Smart, Citroen e BMW. Tutti con un piccolo e canzonatorio riferimento ai modelli di punta. 

Come la bellissima vignetta in cui i simboli Ford e Smart sono a cena e il primo dichiara di aver prenotato un tavolo "fortwo" richiamando il payoff del brand della seconda. Allo stesso modo in un tweet spagnolo e non Seat viene invitata a sedersi sul divano e rinunciare alla movida, mentre con Land Rover è meglio fare un pic nick piuttosto che scatenarsi in pista come con BMW.




La reazione degli altri brand? Un po' di stupore ma anche una bel rimpallo nel rispondere agli auguri magari anche con qualche frecciatina o ridefinendo l'immagine a loro favore. Bella la risposta di Alfa Romeo che ha scherzato sul comportamento da Casanova del brand di Michigan, intelligente anche la risposta piccata di Seat Ibiza che ha fatto ricordare che la festa è a Ibiza come la Land Rover che ha detto di essere alle prese con 007... una vera ventata di freschezza e ironia.

Ecco perché questa campagna si è aggiudicata l'enjoy pieno. Ha saputo essere leggera, ironica e scatenare un vero botta e risposta divertendo l'utente utilizzando gli stereotipi in modo intelligente e innescando non solo brand awarness su una singola azienda ma su tutto il settore. Un'azione quasi di riabilitazione di un settore dove si mettono sempre in gioco grandi sentimenti senza forse neanche sapere perché. In questo caso, invece, si crea complicità e ci si presenta all'utente in modo nuovo e totalmente disruptive! 

Ora la domanda è lecita: voi quale brand avreste voluto interpretare per rispondere agli auguri di San Valentino di Ford?


Foto e ispirazione del post by Francesco Mollo 

Dior homme - #DiorRob

Doppio voto per il nuovo film-adv


DiorRob
Dal profilo twitter di Dior: http://twitter.com/Dior/
È da quando ho visto il primo tweet con questo hashtag e la successiva foto in bianco e nero di Robert Pattinson immerso in una vasca che voglio parlare di questa campagna adv di Dior. Peccato che ho dovuto aspettare più di un mese solleticata dai continui spoiler del making of. Una foto di Robert un po’ più precisa, una foto di un’altra tizia e poi il marchingegno virtuale che ricorda la macchina fotografica che si vende come gadget vicino ai monumenti molto in voga nei primi anni’90…insomma tutto tranne questo benedetto filmato.

Finalmente il 2 settembre scopro che Dior Homme - 'The Film' è online. Come potevo non cliccare play?

Ecco che inizia il tanto atteso spot: classico sfondo nero con scritta Dior e nell’angolino l’hashtag DiorRob per poter far riconoscere sia il filmato che aumentare la nostra ingordigia di parole hashtaggose. Intanto il primo frammento mostra “Rob” su un tetto di una casa molto “America squattrinata” e squadrata con un look tutto anni’80 e Rayban. Le prime note sono molto famigliari per cui vale la pena shazamare per capire se c’è odore di cover o versione original. In pochi secondi Shazam con il tono del “ma come non hai fatto a riconoscerla?!” mi fa sapere che è il classicone Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. Prima mini delusione: mi aspettavo qualcosa di nuovo che shakerasse tutte le incertezze di questo mondo per portarmi in uno di fantasia e invece si punta sul classico.
Non contenti della classicità inspirata dal pezzo continuano con immagini bianco e nero e oggetti molto eighties: vi basti pensare che c’è pure una BMW bianca che la maggior parte dei fan di Rob non hanno neanche mai visto da quanto è datata!

Pezzi da museo a parte mi consola l’accozzaglia d’immagini che sprigiona un uomo che ama la semplicità, la qualità e anche nei divertimenti apprezza le pazzie più pure come guidare in spiaggia, lanciarsi in acqua per un bacio con la propria donna o farle attraversare un ristorante di lusso solo per farla ballare sulla pista. Niente fronzoli anzi molta meditazione e tanto amore. Amore per la sua donna, per le vedute solitarie, il bello, il lusso ma anche per la vita.
Rob (fatico ancora ad affibbiargli questo soprannome) è un po’ simile al protagonista antipatico di Cosmopolis e un po’ più il tenerone di Twilight. Insomma un ribelle nelle righe che piace e che tutto sommato vorremmo avere al nostro fianco. Un edonista che ama dividere la gioia e l’ebbrezza e non tenersela solo per sé. Decisamente voto un enjoy per Rob che dimostra sempre un buon esempio di idolo allontanandosi dal ruolo che l’ha reso famoso e il ruolo affibbiatogli dai rotocalchi dopo il gossip e la rottura con Kristen Stuart.

Per i creativi purtroppo un not enjoy: troppo anni’80. Capisco la loro ambizione di aiutarci a pensare come gli anni d’oro per avere più fiducia nel mondo e uscire dall’empasse crisi ma siamo nel 2013, un’era complicata ma pur sempre un periodo che merita il suo stile non una copiatura. Ottima la campagna virale che probabilmente sarà una bella success stories per tanti altri marchi ma continuo a pensare che uno svecchiamento e la botta di colore un po’ prima della fine sarebbero serviti di più.


Tant pis…à la prochaine Dior! Per voi invece i film per darmi i vostri giudizi:




ADV Ragioni per credere di Coca Cola

Una sana dose di ottimismo


Su le mani chi di voi ha trovato il suo nome sulla Coca Cola! Ragazzi quante mani virtuali che vedo e quante foto sullo streaming Facebook! Scherzi a parte, confessatemi quanti di voi non hanno sorriso alla prima frase e soprattutto davanti alla bottiglietta con i nomi. Sono sicura che la percentuale dei non sorridenti ammonta ad un numero tondo molto simile allo zero. Il che significa che ancora una volta Coca Cola ce l’ha fatta. Ha raggiunto la sua mission di portare un sorriso nel mondo. Ovviamente, però, quando si pensa ad un azione così un-conventional e sottile di marketing che per giunta non è mai stata fatta in passato, bisogna premunirsi di un’azione più tradizionale per raggiungere l’obiettivo.
Quest’azione tradizionale è la pubblicità che analizzo oggi in questo post anche conosciuta come “Ragioni per credere” o più banalmente come “beeeella la pubblicità nuova della Coca Cola”. 

È dal 2008 che la nota marca rossa e bianca si presenta come una Happiness Factory lasciandoci un prodotto con cui stappare la felicità e che l’estate scorsa, attraverso la voce di una bambina, ci ha fatto riflettere su come non serva un resort per divertirsi in vacanza con la famiglia. Quest’anno visto che le cose si stanno facendo ancora più grigie, Coca Cola ha pensato di farci riflettere sul "buono" rimasto in questo mondo provando a farci cambiare prospettiva. Per ogni cattiva notizia, ci sono 100 persone che pensano di generare una vita, contro ogni nuova arma progettata un esercito di mamme sforna buonissime torte e così via finché i più vecchietti di noi sorridono, i più giovani iniziano a cantare Whatever degli Oasis dandogli un nuovo senso e i più piccoli si riconoscono nel coro di bambini e tutti ci facciamo impercettibilmente forti di questa filosofia. Un’ottima idea, un grande messaggio, una semplicità che non guasta mai.

A livello stilistico trovo azzeccatissima la scelta di utilizzare un benchmark di dati a confronto, visto che ormai quasi tutti siamo portati a pensare come economisti incalliti. Allo stesso modo mi sembra un buon compromesso la scelta di immagini giornalistiche, fumettistiche, da programma di cucina affiancate a quelle più personali o da classico spot. Esprimono appieno come dovremmo cercare accuratamente nell’insieme caotico le cose migliori senza perderci d’animo. In quanto alla cover degli Oasis, che posso dirvi? Già adoro l’idea di sentire il Young People’s Chorus di New York al posto della scontata voce dei fratelli Gallagher (non me ne vogliate ma sarebbe stato troppo banale), se poi penso che hanno scelto il verso in cui si urla a squarciagola “I’m free” dando il là ad ognuno di noi e spingendoci a ricordare che davvero siamo liberi di scegliere, beh, non posso che aggiungere un punto in più alla perfezione di questo spot.

Osservandola in ottica storico-strategica decisamente è un passo avanti dopo l’incompreso* spot dell’”amministratore delegato” e lo spot più social dell’”amico Lorenzo”. Penso anche che sia uno spot destinato a rimanerci impresso e, a modo suo, a cambiare la nostra percezione di realtà facendoci sentire meno soli e più forti. Si, alla fine è sempre uno spot commerciale che ci vuole far comprare una bottiglia e sfrutta la voce dei bambini per intenerirci ma almeno alla fine della giornata avremo cantato una volta “I’m free”, avremo il nostro nome su una Coca-Cola e abbiamo sorriso, rilassandoci un po’ prima della nuova tempesta che ci aspetta.

Come dire tutto il male non vien per nuocere e uno spot da enjoy possiamo anche concedercelo in barba alla borsa, alla crisi, alle armi nucleari e agli stupidi cori razzisti.




* ho usato l’aggettivo incompreso perché nonostante la mia attitudine a memorizzare ogni spot ogni volta che alla radio partiva questa pubblicità continuavo a chiedermi quale fosse il prodotto. Insomma non un sinonimo di successone.

P.s.  se qualcuno trova una Coca Cola con il mio nome per favore può dirmi dove l’ha presa?!?!? :)

Link utili:
- Coca cola official site: http://www.coca-colacompany.com/

Flow Faster di Visa

Commozione in velocità
Qualche sera fa sono stata colpita dalla nuova pubblicità della Visa con mood retrò (vista la canzone dei Queen) e fascino tutto moderno. Lo scopo del messaggio è far capire i modi ultra veloci per pagare con la carta di credito visa fast pay che solo avvicinandola al Pos, o addirittura solo avvicinando lo smartphone, permette la transazione. Il racconto che c’è dietro è un mondo a sé. Innanzitutto è interessante la scelta del protagonista: un vecchietto. Si, un nonno della campagna che riceve una telefonata e si precipita ma non sappiamo dove. Sulle note della stupenda Don’t stop me now dei prima citati Queen che esortano a “tirar fuori un super man” dal protagonista, il nonno diventa sempre più giovane e per raggiungere la sua meta compra un ventilatore, le tennis da corsa, dei fiori e i palloncini. A proposito di quest’ultimo elemento è dolce perdersi in una similitudine con il protagonista del film Up. Quando finalmente in skate il nonno entra in un ospedale, ritirando a velocità supersonica un mazzo di fiori, scopriamo finalmente il motivo di tanta fretta: c’è un nuovo nipotino da conoscere! Ed ecco lì la mia lacrimuccia e il sorriso tenero.
Sarà che conosco bene i nonni e la loro impazienza nonché pazzia quando c’è da conoscere un nuovo nipotino ma credo che questa pubblicità abbia consegnato due aspetti importantissimi. Il primo è che la carta o il servizio è talmente semplice da essere usata anche da un nonno in fretta e furia facendolo sentire giovane e regalandogli quella marcia in più per raggiungere i suoi obiettivi. Il secondo aspetto è forse più valoriale: a cosa ci serve una carta carta di credito se non a levarci le barriere e correre dai nostri affetti? Insomma un invito a spendere senza essere consumistici o superficiali. Non semplice da raccontare e invogliare in un periodo così nero.
L’altro motivo per cui mi piace questa pubblicità è la sottigliezza del personaggio. I signori Visa, sulla piazza da un bel po’,  sanno benissimo che uno dei mercati più spendaccioni è proprio quello almost 60 (mettiamola così) perché hanno meno problemi di mutuo, ricerca di lavoro e generalmente acquistano poco ma quando lo fanno spendono in qualità e quindi cifre più alte dei loro nipoti o figli. L’idea di mettere un classico nonno come protagonista normalmente è un'arma a doppio taglio perché quella fascia non si considera tale e i "nonni" di solito hanno un valore di lentezza che non coincide con la velocità del servizio. Ecco, quindi, la genialità della svolta creativa: un pezzo dei Queen anni’80 (si cattura l'orecchio musicale della fascia 40enni) che fa ballare e riflettere sul super uomo che si vuol essere (accalappiati i 30enni) e ricorda molto il film Notte prima degli esami (messi sul carro anche i 20enni). Per far quadrare i conti e far entrare nel gruppo anche i più giovani influenzatori di spesa, si fa entrare il chiaro rimando con il nonno di Up e il sottile gioco è fatto. La spettatrice come me si ritrova a ballare e canticchiare con la lacrimuccia per il finale di questo spot in velocità.

Vista l'interessante linea creativa e l'uso delle sfumature non posso che inserire questo spot nella mia sezione “enjoy” e la valuto come una gran bella pubblicità che solletica la creatività, lascia ballare l’immaginazione con la nostra voglia di fare acquisti e ci commuove suggerendoci il giusto valore per cui spendere i nostri soldi.
Well done Visa e grazie a IdeeIdeas per aver postato il video.


Canale youtube di IdeeIdeas: http://www.youtube.com/user/ideeideasit/videos



Vita da vaschette, nuovo spot di Algida


L'esperimento riuscito!


Immagine presa da Pubblicità Italia
Dopo l’iniziale delusione di Carosello mi sono abbastanza disabituata a guardarlo…ma ieri sera, per puro caso, sono incappata nel contenitore Reloaded e dopo i soliti spot…eccola: la nuova pubblicità dell’Algida.
Concept semplice, grafica pulita e minimal, il nuovo spot Algida presenta “vita da vaschetta” in cui una famiglia di contenitori dialoga sul futuro della figlia che si scoprirà essere una vaschetta di fior di fragola adorata da tutti.  Proprio come le vecchie glorie di Carosello, dopo la storia di un minuto circa, segue lo spot di trenta secondi dal sapore famigliare e amichevole come solo Algida e il suo gelato sanno far pensare.

Mi ha colpito perché finalmente c’è qualcosa di nuovo che ricalca a grandi linee gli ideali del primo Carosello fatto di creatività e storytelling ma non rispolvera qualcosa di già visto o anacronistico come il Jo Condor di Nutella. Interessante anche l’uso del linguaggio: quello de “i genitori”della storia viene ripulito da ogni influsso dialettale e moderno strizzando l'occhio alla funzione educativa dell’epoca caroselliana, mentre alla parte più giovane viene affidato lo svecchiamento fatto di “wow” e “yuppi”.

Questo è un esperimento riuscito visto che al mio gruppo d’ascolto di 5 enni  è piaciuto al punto di tirare fuori il riservato-ai-cartoni “rivediamolo”. Per cui ora sono curiosa di sapere cosa dirà il mio gruppo d’ascolto virtuale. A voi il video da youtube e lo spazio commenti in cui dirmi la vostra mentre io mi chiedo se nelle tre settimane di permanenza faranno anche una seconda versione con altri gusti come fa intendere questo articolo tecnico di Youmark

Enjoy la vita da vaschette Algida.


Real Beauty Sketches di Dove


L’autostima vien guardando...


Dopo la delusione di Carosello Reloaded di questa settimana torno a scrivere di pubblicità. Perché? Al di là di contenitori, spazi etc etc ci sono alcune adv che meritano di essere viste e apprezzate perché autentici gioielli creativi (per forma o contenuto poco importa).
Uno di questi è la nuova campagna viral “Real Beauty Sketches” di Dove. Come quasi tutte noi donne ricordiamo Dove (il famoso sapone con l’aquila blu in volo) un po’ di anni fa era arrivata a shakerare il nostro immaginario di bellezza proponendoci il coté autentico: non più le eteree e irraggiungibili Cindy Crawford, Eva Herzigova, Claudia Schiffer e top fantastiche, ma ragazze normali nelle loro campagne adv. Hanno scelto donne autentiche che sono belle proprio perché non seguono i canoni di bellezza di Vogue ma hanno lo stesso appeal delle top e hanno inserito tutti questi concetti in un manifesto per la bellezza autentica. Non fate i maschilisti e immaginatevi la vostra mamma o la vostra fidanzata. Non fate le acide e immaginatevi voi o le vostre amiche. Si, proprio quel tipo di bellezza autentica. Fatta di imperfezioni, di rughe, di capelli bianchi e di tanto fascino.
Nel 2013 ritornano con un esperimento che ha del geniale…ancora più disruptive dell’iniziale manifesto. Per capirlo fino in fondo partite da una domanda: come vedi te stessa(o te stesso)? Ognuna/o di noi ovviamente si descrive come si vede non come è. Questo spiega perché la bellezza non è scientifica ma semplicemente una convinzione oggettiva. Non ci credete? Se a darvi la prova del nove fosse invece qualcuno che è abituato a fare ritratti senza vedere in volto chi deve ritrarre? Senza più giri di parole arriviamo al fulcro dell’idea geniale di Dove: chiamare un ritrattista forense che di solito fa i ritratti dei sospettati alla centrale di polizia, installarlo con i suoi strumenti in una posizione per cui è al buio e chiedere a delle donne di descriversi. Le stesse donne, però, verranno poi descritte da persone che hanno conosciuto pochi minuti prima del loro turno e daranno vita ad un secondo ritratto delle stesse.
Il confronto è impressionante: sembra siano ritratte due donne completamente diverse ma la fonte d'ispirazione è una. Il claim “you are more beautiful than you think”(sei molto più bella di quel che pensi) ben rende l’idea di autostima che ognuna di noi dovrebbe avere sulla cornice del proprio specchio. Ovviamente vedere e rivedere questo video in questi giorni di pioggia e di preparazione alla prova costume è un toccasana per qualsiasi fisico a pera, asciutto o morbidoso ai lati che sia.
Oggi è sabato e normalmente c’è un po’ di voglia di shopping per cui enjoy il video qui sotto e andate fiere delle vostre prove in camerino incuranti degli sguardi altrui.

Canale Youtube di Dove Italia: http://www.youtube.com/user/doveit?feature=watch

P.s. siccome domani è la festa della mamma e so già che molti sono in crisi perché non sanno cosa scrivere sul bigliettino vi ho messo il video con sottotitoli in italiano che potrebbero essere di “estrema ispirazione”;)

Carosello Reloaded

Il mito in versione reloaded e il commento da ragazza anni 80!



Uno dei miei primi ricordi televisivi è un enorme ippopotamo blu che ballava e parlava con bambini che gli giravano intorno con i pannolini. Mi ricordo anche che quando ho chiesto cosa ci facesse quell'ippopotamo in uno spot per bambini i miei genitori hanno assunto la classica faccia da “oh che ricordi” e addolciti hanno sospirato: <<Carosello…>> per poi pronunciare la famosa frase “tutti a nanna dopo Carosello”.  Anni dopo all'università tra sociologia della comunicazione, nuovi media e marketing ho capito il vero fenomeno di questo programma tv, culla dei più grandi talenti della storia della pubblicità italiana nonché campo di prova televisivo per registi, attori, miti dell’epoca. Una rivoluzione targata 1957 che per vent'anni ha contribuito a creare l’immaginario, il gusto e l’arte pubblicitaria della nostra nazione. Aggiungerei anche diffondere una certa dose di sicurezza perché si sapeva che Carosello aveva delle regole ferree per dividere siparietto e pubblicità nessuno cercava di abbindolarti senza essere palese. Tutti cercavano idee innovative per accederci altrimenti lasciavi proprio perdere.
Ieri sera, dopo trentasei anni, il cugino 2.0 di Carosello ha debuttato su Rai Uno alle 21.12 con qualche minuto di ritardo che “fa molto divo”. Sigla originale per l’inizio incorniciata da grafica reloaded e puff siamo nel bianco e nero. Dopo qualche secondo capisco che non è novità ma riciclo di una storia frammentata che non fa ridere di cuore come m’immagino abbiano fatto i miei in versione bambini ma mi lascia abbastanza spiazzata. Finita la sequenza contorta del “gigante”, che ci pensa lui, appare il solito spot della Nutella e la mia domanda: “Mamma ma era così?”. Prima dell’arrivo della risposta attacca lo spot wind con tanto di scritta pubblicità nell'angolo. Tale e quale a quanto abbiamo visto in questi giorni. Solo Adam Levine e la sua daylight mi danno un po’ di sicurezza nel caos. Arriva poi lo spot di Eni con la storiella della lucertola alla ricerca di una luce continua. Lì finalmente intravedo qualche sprazzo di racconto dei bambini del ’50 e lo sforzo di Conad di continuare la sua storia della freschezza che nello spot classico è resa in breve. Nel giro di tre minuti si conclude e appaiono le informazioni utili pre puntata commissario Montalbano.
Decisamente mi aspettavo di più. Più glamour, più storytelling, più novità. Forse perché ho assistito al lancio stile primissima tv dello spot di Chanel n 5 girato da Baz Luhrmann nel 2004?   Forse perché sono cresciuta con la lunga storia delle tre ragazze vagabonde della Tim che si facevano inseguire per mezza Italia e dovevi veder lo spot per capire quale sarebbe stata la prossima tappa? Forse perché dopo questo Carosello ho girato su Fox Life e sono rimasta incantata vedendo lo spot Dior che tira fuori le icone del passato nella splendida sala degli specchi di Versailles dicendomi “Questo è reloaded”?
Caro Carosello, mi rifiuto di andare a nanna dopo la tua trasmissione e ti do io (ragazza targata anni’80 e cresciuta a pane e mtv) un consiglio: osa. Osa dando un buon esempio di creatività, storia e innovazione, cerca di dare un po’ di sogno a noi disillusi del 2013. Sei tornato per questo no? Un mito quando torna deve avere un’entrata trionfale in grande spolvero, non un timido approccio. Ce l’ha insegnato Chanel con Baz Luhrmann nel 2004 non possiamo restituirgli il favore? Poi, Caro, se non osi tu che sei un mito e hai fondato l'arte pubblicitaria in Italia chi dovrebbe farlo? Sei tornato per insegnare non per passare inosservato no?
Per cui Caro Reloaded ti aspetto domani alle 21.10 su rai uno sperando che il mio messaggio ti sia arrivato forte e chiaro. Non si accettano altre delusioni.
AGGIORNAMENTO DEL 7/05/13 h 23:27... non ci siamo, il cugino di Carosello prende un not enjoy categorico. Spero che qualcuno in Rai mi ascolti e mi smentisca con i fatti!

Articolo "aspettando Carosello" di Vanity Fair: http://www.vanityfair.it/show/tv/13/05/06/carosello-reloaded-torna-in-tv
Profilo su Twitter: http://twitter.com/CaroselloRai

ADV: We have a dream di Telecom Italia

Obiettivi irraggiungibili che fanno bene!

Foto dal comunicato stampa Telecom Italia
L’ultimo giorno di marzo è andato on air il nuovo spot istituzionale di Telecom ispirato al discorso “I have a Dream” di Martin Luther King che 50 anni fa per la prima volta sensibilizzò il mondo. Come il precedente esempio con il discorso di Gandhi (datato 2004), anche in questo spot ritroviamo le immagini retrò reinventante grazie all'utilizzo di smartphone, tablet e pc che inviano tweet, condividono e mettono like da ogni parte del mondo. Dalla tavola calda al balletto, in strada o sull'autobus  americani, italiani, russi, francesi, spagnoli… diffondono le parole del leader spirituale come se fossero loro recitandole anche in differenti lingue (per questo ho scritto le nazioni prima). Il pay-off azzeccato ovviamente è “Comunicare, connettersi, vivere” per lanciare il loro nuovo progetto io vivo connesso come Telecom Italia scrive nella nota stampa.

Scelta non fu più azzeccata. 
Le motivazioni per cui entusiasticamente scrivo la frase precedente sono due. La prima è che già lo spot Gandhi del 2004, in cui idealmente ci si chiedeva come sarebbe stato il mondo se il discorso del leader fosse stato diffuso con i mezzi moderni, era stato un successo. Ricordiamo che i mezzi di allora erano il broadcast, lo streaming e un timido accenno al mondo mobile che oggi ci sembrano abbastanza scontati. A mio personale parere, lo spot Gandhi è stato un ottimo esercizio di riflessione collettiva in cui si mischiavano le società dando un risvolto positivo all'attuale (almeno questo è un plus per questo mondo contorto) e cancellando gli errori di quella passata (il non conoscere) riappacificandole idealmente. Riutilizzare questa tecnica con un altro leader spirituale e aggiornare il modo di veicolare il messaggio per me è una scelta vincente. Non solo riporta alla memoria lo spot disruptive del 2004 ma porta a riflettere su come l’essere connessi oggi abbatta le barriere ed idealmente nessuno di noi è escluso. Semmai è temporaneamente off-line. Bel messaggio, bella speranza in tempi piuttosto grigi. Anche, perdonate l’invadenza filo-sociologica, bella sfida l’aggiornamento ai nuovi mezzi sempre più basati sullo scrivere, invece che sull’audio.

La seconda ragione per cui promuovo questo spot? Mi piace visivamente la fusione dell’immagine anni’60 (assolutamente riproposta in chiave bianco e nero e fedelissima nei consumi al periodo storico) con lo scritto 2.0. Anche i nostri gesti da social networkers in un ambiente così retrò risultano assolutamente naturali (pollice in su il nonno che scatta una foto con il cellulare durante la parata del leader)...che forse tutto quel aggiungerci accessori sul telefono abbia finalmente creato qualcosa che sia veramente personal? Divagazioni a parte trovo anche molto significativa l’idea di utilizzare come immagine piena un Martin Luther King a bocca chiusa che apprezza il grido We Have a Dream della folla. Idealmente fa capire che forse in 50 anni almeno un pezzo del suo discorso l’abbiamo capito e incorporato. Ora possiamo applicarlo una volta per tutte?

Ovviamente, come noterete nei commenti del video che vi ho postato, ci sono i soliti detrattori che si lamentano per aver scomodato un leader così per fini commerciali. Facciamoci un esame di coscienza: aprite la vostra pagina facebook e guardate tutti i link di favolose quote che avete inoltrato da inizio anno fino ad oggi…di quante ne conoscete l’autore con attendibilità certa? Eppure ne condividete il pensiero e il motivo che vi ha spinto a pubblicarle sulla vostra home è che quelle parole hanno un peso, devono essere ricordate e diventare fonte d’ispirazione per voi e per progetti anche lontani dalla fonte che le ha pronunciate. Più o meno quello che si è detta Telecom. Più o meno l’obiettivo che si era posto Martin Luther King: far si che quel discorso fosse sempre ripetuto e fosse d’ispirazione per tutti in ogni singolo ambito della propria vita. Aggiungerei io: ben venga che qualcuno si ponga ancora degli obiettivi così elevati da raggiungere!

Non vi aggiungo altro, vi invito a mettervi seduti tranquilli, schiacciare play e enjoy lo spot. Si sa mai che anche voi mi diate la vostra lettura tecnico-socio-comunicativamente-ispirata-unica!





P.s. per i più esigenti: ecco lo spot del 2004 con Gandhi e buon divertimento nello scorgerne le differenze tra questo e quello attuale. ;)



Fonti:

Adv La Petite Robe Noire - Guerlain


L'essenza dello stile...anche grafico!

Ieri durante l’ora di pranzo mi sono imbattuta nel nuovo episodio dello spot di Petite robe noire di Guerlain. È da quando ho visto il primo spot della saga che mi sono innamorata di questo visual: lo trovo geniale e perfetto allo stesso tempo.

Dal sito http://www.theglamsideoflife.com
Niente top model , una grafica moderna e ben congeniata che riunisce gli elementi fondamentali del fashion contemporaneo con qualche accenno ai sixties (la canzone di Nancy Sinatra ne è la prova) e all’iconografia dell’eleganza.

Protagonista della saga è una donna stilizzata uscita dalla penna del duo Kuntzel+Deygas che identifica tutte le donne eleganti a cui non servono fronzoli per sedurre ed essere sempre al centro dell’attenzione. Vestita di petites robes noires che cambiano a seconda della situazione questa donna-essenza di classe si muove sinuosa come un nastro in uno scenario altrettanto giocoso e stilizzato. Tra il rosa e il bianco dello sfondo raccoglie gli sguardi di uomini surreali e distratti da giornali, tempo e quant’altro.

In questo capitolo appena uscito, poi, La petite robe (per dare un nome alla protagonista) sono tante donne che corrono a prepararsi e godersi uno stupendo party parigino ma solo una di loro, la vera, conquista l’uomo orologio da taschino. Un’allegoria carina, dolce e sexy quanto basta per far vedere la pubblicità e spingere a chiedersi se il profumo sia veramente così buono.

Insomma è un bellissimo esercizio di creatività che unisce la genialità dell’animazione, al gusto essenziale, alla strategia dello storytelling, al retrò e allo chic dipingendo un mondo da sogno a cui difficilmente l’occhio può sfuggire.

Oltre allo spot in sé vi suggerisco anche di vedere il filmato del making of dove la cara signora essenza è vero e proprio personaggio che presenzia con i due disegnatori e come una diva attende di vedere cosa le propongono!

Per cui cari lettori, enjoy la petite robe noir à Paris e non cercate di star fermi o di non canticchiare il pezzo: è impossibile!


Nuovo spot:


Making Of:


ADV: digital signage 2.0 per Ultrabook Intel

D’accordo mi ero ripromessa che non avrei mai parlato di Adv e forme di pubblicità in questo blog per una svariata serie di ragioni ma… ma… ma non si può mutare completamente il dna di una donna di comunicazione!
Il casus belli che mi porta a scrivere e a mostrarvi un bell'esempio del genere adv non convenzionale e 2.0 è la pubblicità di Intel per il loro nuovo Ultrabooktm che il guru Morihiro Harano ha creato sfruttando quel che tra tecnici si definisce “digital signage” e “flash mob”.
Il concetto del primo è semplice: far passare un messaggio animato su uno schermo digitale piuttosto grande. Il secondo, invece, si fonda sull'improvvisazione, l’esperienza e il momento all'apparenza meno opportuno ma in realtà perfetto. Su questi due pilastri del marketing non convenzionale nasce questo video che in un modo o nell'altro vi farà esclamare: “Nooo troppo bello” perché per la prima volta vedrete il vostro pc vissuto in un altro modo, che fa nuove cose e con potenzialità decisamente avanzate. Svecchiando il primo e digitalizzando il secondo il risultato è decisamente buono e abbastanza virale da portare molte persone a vederlo, condividerlo e commentarlo come vuole la grande scuola del Marketing Non Convenzionale.

Probabilmente mentre vedrete il video vi scapperà anche un “non avrei mai pensato che..” e in quel momento il caro Harano si godrà il complimento implicito che piace tanto ai creatori di idee e ai comunicatori.
Già c’è chi vive per quel momento, per cui enjoy questo bell'esempio di adv creativo e date un po’ di soddisfazione al collega nipponico.


P.s. un grazie all'articolo istigatore che senza saperlo ha ispirato questo post: http://thebizloft.com/digital-signage-nuovi-forma/?goback=%2Egde_1277987_member_218339333